lunedì 22 luglio 2013

LAGO DI PERGUSA



Riserva naturale speciale Lago di Pergusa


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Il *lago di Pergusa* è l'unico lago naturale ormai presente in Sicilia, e si trova a pochi chilometri da Enna
È  di modeste dimensioni ma di grande importanza geologica, faunistica e culturale e per questo vi è stata istituita la prima Riserva Naturale
Speciale della Regione Siciliana mentre l'Unione
Europea  ha promosso il lago a Sito_di_interesse_comunitario

 
Il lago di Pergusa, conosciuto fin dalla remota antichità, è posto tra un gruppo di alture appartenenti ai monti Erei , che cingono
quasi interamente la conca di forma sub-ellittica che accoglie l’invaso.
Il Lago si trova nel territorio del paese di Pergusa,
frazione di Enna  e posto a pochi chilometri dal capoluogo.
Il bacino risulta essere di modeste dimensioni ma ha una grande
importanza geologica, faunistica e culturale e per questo vi è stata
istituita la prima Riserva Naturale Speciale della Regione Siciliana, ed inoltre è stata individuata come Zona di Protezione Speciale (ZPS).

Il lago è di origine tettonica e ha acque salmastre, nonostante si trovi al centro dell'isola. Il fatto è dovuto soprattutto alla mancanza di emissari e l'acqua che nei millenni ha riempito il bacino lacustre, ne è uscita solamente per evaporazione lasciandovi i sali che nel tempo si erano disciolti dal terreno.

Il lago di Pergusa è endoreico  e non possedendo
emissari o immissari, si alimenta ancora oggi di acque piovane e di falda. Le sue acque si raccolgono al centro di una conca lacustre che un tempo doveva essere ben più ampia.

Verso la fine del XX secolo  sia per il clima sempre
più torrido che per la pressione antropica (soprattutto i pozzi aperti nella zona), le sue condizioni erano peggiorate a tal punto da determinare l'abbassamento del livello delle acque e il parziale
interramento.

Provvedimenti recenti stanno ottenendo una certa ripresa. Oggi il lago è particolarmente vivo, con un'estensione di 1,8 km² (contro i 1,2 di prima del 2000), una profondità media di 3,50 m. e massima
di 12 m.



    Mitologia

Il lago di Pergusa rappresenta un ambiente di notevole interesse
naturalistico che ha stimolato, fin dalle epoche più remote, la fantasia di scrittori d’ogni tempo: da Claudiano, Ovidio, Cicerone, Livio e Diodoro Siculo al poeta inglese John Milton e molti altri. Nel mondo classico fu celebrato da alcuni di loro “Il ratto di Persefone" (Proserpina per i romani), uno degli episodi
mitologici più affascinanti, che a Pergusa si sarebbe svolto nella notte dei tempi. La leggenda narra di Persefone , figlia di
Demetra , che, mentre raccoglieva fiori nei pressi del Lago, fu rapita dal dio degli Inferi, Ade  e fatta sua sposa. Demetra  la cercò in lungo e largo per nove giorni; la dea della Fertilità trascurò così il suo dovere e le messi cominciarono a venir meno. Il decimo giorno, Zeus preoccupato per la carestia cui poteva essere soggetto il genere umano, fece svelare a Demetra  il luogo dove l’amata figlia era stata violentemente trascinata. In seguito alle disperate suppliche della madre, il padre degli dei acconsentì che madre e figlia potessero vivere insieme, ma solo per un periodo dell’anno (secondo il mito omerico, Persefone ritornava sulla terra, al fianco della madre, per sei mesi l’anno, mentre per i restanti sei tornava nell’Ade assieme al marito; il mito orfico, invece, ci racconta di quattro mesi trascorsi nel regno dei morti e di otto nel regno dei vivi). Demetra  accettò la decisione, ma anche lei emanò una sentenza: quando il suo sguardo fosse stato lontano dall’amata figlia, il sorriso avesse abbandonato le sue labbra e la tristezza riempito il suo cuore, allora la stessa sorte sarebbe toccata alla terra, dando così origine all’autunno ed all’inverno; col ritorno di Persefone , invece, anche la terra avrebbe esultato della sua presenza, la vegetazione e la fertilità sarebbero riapparsi, sarebbero sbocciati così i fiori, gli uccelli sarebbero tornati ai loro nidi, gli alberi avrebbero dato i loro frutti e gli uomini avrebbero giovato di tale ricchezza, dando origine, in tal modo, alla primavera ed all’estate.

Lungo la costa del lago si sviluppa l'Autodromo di Pergusa
 un autodromo molto importante lungo circa 5
km. Costruito nel 1951  è stato scenario di prestigiosi
eventi internazionali tra cui la Formula 1  il
Campionato mondiale Superbike  e la
Targa Florio , cui hanno preso parte molti
leggendari nomi del motorsport internazionale.


    Fauna


Airone  Maggiore
Il bacino afferente ha una superficie di circa 12 km² e si estende a 667 metri di altezze sul livello del mare. Lo specchio d'acqua è un'area nevralgica per la corrente migratoria paleoartica degli uccelli per la sua posizione geografica e per il fatto di essere un’oasi umida in un paesaggio per lunghi mesi dominato dalla siccità, rappresenta un’area nevralgica nella corrente migratoria di molte specie di uccelli, in quanto è situato lungo una delle principali rotte migratorie della regione paleartica occidentale. Il lago è l’habitat ideale per gli uccelli che compiono lunghe ore di volo ininterrotto sul mare da e verso l’Africa e durante la migrazione esso rappresenta un ottimo luogo di
sosta per migliaia di uccelli acquatici. Nei mesi primaverili si possono ammirare garzette  e aironi cenerini, nitticori e mignattai
. Nel periodo invernale arrivano a svernare grossi gruppi di Anatidi tra cui l'alzavola , il mestolone e il fischione , nonché altri uccelli acquatici quali il moriglione  e la folaga  Nelle zone fangose limitrofe alla riva si trovano spesso il chiurlo maggiore ,il totano moro, la pettegola, la pavoncella  e il beccaccino
. Vi si trovano anche specie rare come il falco di palude  e la moretta tabaccata ed è area di nidificazione della coturnice
sicula . Oltre agli uccelli vi si trovano anche mammiferi (Istrice e Donnole e tartarughe palustri)e  anfibi (Bufo bufo e gli endemici Bufo siculus e Discoglossus
Sensazionali avvistamenti recenti hanno confermato la presenza rarissima a Pergusa di esemplari in via d'estinzione in Italia come l'airone rosso , nell'ambito delle attività di birdwatching che hanno in questa riserva una delle oasi privilegiate a livello nazionale.
Lo specchio lacustre è, inoltre, luogo di interessanti endemismi
della microflora e della microfauna. Periodicamente il lago, per una sinergia tra alcuni degli organismi microscopici che in esso vivono, fa registrare un fenomeno unico al mondo: le sue acque si
tingono di rosso sangue conferendo al paesaggio un aspetto di grande particolarità. Il protagonista è un copepode, (Arctodiaptomus salinus) un piccolo “gambero” che, per difendersi dai raggi del sole estivo, si tinge di un pigmento 
rosso e si insedia in foltissime colonie sotto le piante acquatiche. Il pigmento si trasferisce poi all’acqua ai batteri che in essa vivono sino a trasformare lo specchio del lago in una sorta
di vinaccia color mosto. Nel 2008 il lago è stato protagonista di una moria di pesci, in particolare la carpa, centinaia di pesci sono rimasti arenati sulle rive del lago. I risultati sugli esami compiuti dall'istituto Zooprofilattico di Palermo sulle carpe morte al lago di Pergusa parlano di lesioni interne causate dalle biotossine di un'alga.
Tale fenomeno, probabilmente manifestatosi in altri momenti nella storia del lago, non è altro che uno squilibrio delle condizioni ecologiche del lago stesso a dimostrazione della grande fragilità dell'ambiente.

(Foto e video tratti dal web)

domenica 14 luglio 2013

ATTESA







Altalena roboante

 dei miei sogni

realtà,

 quasi impalpabile

di un mattino di luglio..

Tutto cambia

o forse niente


nell'ondulare


 del tempo infinito.


L'emozione

e l'ansia dell'attesa

  del nuovo

 anelato invano,

svaniscono

come una scia di fumo,

che si perde nell'aria.

Il ritmo riprende,

forse frenetico,

 forse lento,

mentre pian piano,

prende corpo

 un'altra meta:

nuova dimensione

 in cui ti spingi

oltre lo spasimo di te stessa.



(Cettina G.)


lunedì 8 luglio 2013

MATTINATA










L'aurora di bianco vestita 
 Già l'uscio dischiude al gran sol
Commosso da un fremito arcano
Intorno il creato già par;
E tu non ti desti, ed invano
Mi sto qui dolente a cantar.

Metti anche tu la veste bianca
E schiudi l'uscio al tuo cantor!
Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l'amor.

Commosso da un fremito arcano
Intorno il creato già par;
E tu non ti desti, ed invano
Mi sto qui dolente a cantar.

Ove non sei la luce manca;
Ove tu sei nasce l'amor.




 (tratto dal Web)


martedì 2 luglio 2013

LE MACALUBE DI ARAGONA










ORIGINE DEL NOME

Il sostantivo Macalube (o secondo alcune versioni Maccalube) deriva dall’arabo Maqlùb che significa letteralmente “ribaltamento”. Il vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, presenta il termine nella versione Maccaluba (s.f.) adducendo il seguente significato: “sorgente fangosa con emissioni di metano e anidride carbonica”. Dunque, il nome Maccalube, non è soltanto il toponimo con cui si indica la località, ma anche il nome delle manifestazioni eruttive che hanno le stesse proprietà e caratteristiche di quelle di Aragona.


Ad Aragona, a 4 km a SO del centro abitato ed a 15 Km a N di Agrigento, su un altipiano che si presenta come una landa brulla ricoperta da una coltre di marne cineree e al quale fanno corona il monte di Businé di Raffadali, il monte San Marco, la collina di Belvedere e il monte San Vincenzo, è attivo un fenomeno di pseudo-vulcanesimo “maccalube”, meglio conosciuto come “Occhio di Maccalube”, appellativo derivante dalla forma circolare della collina e dal colore biancastro che ha per la maggior parte dell’anno.
Le “Maccalube sono in attività da più di 2500 anni e da sempre hanno suscitato curiosità ed interesse, ed hanno alimentato la fantasia popolare, facendo nascere attorno a sé alcune credenze e leggende. 


STORIE E LEGGENDE
Finalmente il capitolo che preferisco, quello dedicato alle leggende. Le popolazioni locali chiamano il sito con l’appellativo di “Occhiu di Macalubi”, conferendogli delle caratteristiche umane.
Le più antiche descrizioni dell’area si devono a Platone, Aristotele, Diodoro Siculo e a Plinio il Vecchio, e all’epoca della dominazione romana, il fango che sgorgava dal terreno, veniva utilizzato per cure reumatiche e di bellezza.
Una di queste leggende vuole che i fenomeni eruttivi dell’area sarebbero iniziati nel 1087, a seguito di una sanguinosa battaglia tra Arabi e Normanni: il liquido grigiastro sospinto dall’attività eruttiva venne chiamato “sangu di li Saracini” (sangue dei Saraceni).
Un’altra leggenda racconta che in un tempo molto lontano, nell’attuale luogo, ci fosse una città di nome Cartagine, che un giorno, a causa di un’offesa fatta alla divinità locale, fosse sprofondata nelle viscere della terra, oppure si fosse “ribaltata”.
Inoltre si pensa che ogni sette anni, a mezzanotte in punto, al centro della collinetta compare un gallo che si mette a cantare e improvvisamente riaffiora la piazza con il mercato dell’antica Cartagine.
Chi si trova nelle vicinanze e senza timore riesce ad avventurarsi nel mercato, vedrà tramutato in oro tutto quello che comprerà e potrà arricchirsi in un batter d’occhio. Non deve, però, farsi prendere dalla paura e nell’attraversare la piazza non deve mai voltarsi indietro altrimenti tutto scomparirà improvvisamente come è apparso.


Il filosofo greco Platone ne parla nel “Fedone”; Plinio il Vecchio in “Naturalis Historia”. L’antico scrittore latino, geografo Solino, vissuto probabilmente intorno al 230 d.C., nella “Polystor”, così sriveva: “In un laghetto di Agrigento spunta a galla una sostanza oleosa”….”Lo stesso luogo di Agrigento fa uscire dal suo interno con impeto zampilli pieni di terriccio, e come le sorgenti sono capaci di alimentare i ruscelli così, non perdendo mai vigore, il suolo in questa parte della Sicilia manda fuori terra vomitando eternamente”.
Alla fine del 1400, Tommaso Fazello, nel “De Mirabilys Siciliae”, definisce le Maccalube “cosa degna di meraviglia”, riferendosi alle “novità” e ai cambiamenti apportati dall’eruzione.
Nel 1700 Deodat De Dolomieu fa un’efficace descrizione dell’eruzione: “Scosse di terremoto violentissime, che si fanno sentire a due tre miglia di lontananza sono seguite da un rombo di tuono sordo e sotterraneo, quindi hanno luogo numerose eruzioni che lanciano in aria terra, fango e argilla liquida unita a sassi…”.
Guy de Maupassant in “Viaggio in Sicilia” paragona i vulcanelli a “pustole, a una mostruosa malattia della natura, …ad un’orribile suppurazione del suolo, …lanciano a volte pietre a grande altezza e rumoreggiano stranamente emettendo dei gas. Sembrano brontolare, sporchi, vergognosi, piccoli vulcani bastardi e lebbrosi, ascessi scoppiati”.

Periodicamente la collinetta delle Maccalube è sconvolta da eruzioni eruttive esplosive, accompagnate da boati, con espulsioni di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza e dovute alla pressione esercitata da ammassi di gas accumulatisi nel tempo al di sotto della sua superficie.
Molti ricordano ancora l’eruzione che si è verificata intorno alla metà di Aprile del 1995, così violenta da destare, in chi ha avuto la fortuna di assistere a questo spettacolo della natura, meraviglia e terrore nello stesso tempo.
Le zolle di terra, spinte dal gas, si alzavano a 20-30 m. di altezza ricadendo poi sul suolo, che alla fine dell’eruzione assumeva un aspetto completamente diverso.
La collinetta, solitamente biancastra, per la presenza di polvere di cristallo di calcite, appariva ora scura e il terreno, in genere compatto, a causa della fanghiglia argillosa che vi si deposita, somigliava a un terreno appena arato. Non sembrava più lo stesso posto; soltanto la presenza di alcune chiazze di fanghiglia da cui affioravano bollicine di gas faceva riconoscere il sito delle Maccalube. Un’altra eruzione di notevole entità si è verificata nel mese di luglio del 1998 ed altre ne sono susseguite, con una cadenza periodica di circa tre-cinque anni, ridotta rispetto ai periodi precedenti (sette anni).
L’«Occhio di Maccalube», per la sua importanza e notorietà, oggi è diventato meta di studiosi provenienti da ogni parte del mondo e luogo di richiamo per escursioni scolastiche a carattere scientifico; per la sua valenza naturale e culturale è stato riconosciuto “Riserva naturale integrale”, gestita dalla Legambiente.
Maria Cristina Castellucci definisce le Maccalube “quasi un frammento di luna precipitato per caso”. Il vulcanologo Marcello Carapezza sostiene che “valgono quanto un tempio greco” e ci fornisce i dati geo-chimici sulla composizione dei gas presenti nelle Maccalube, che, come risulta dagli atti del Convegno tenutosi ad Aragona il 10 Aprile 1983, sono i seguenti: 97,7% metano 0,9% anidride carbonica 0,9% azoto 0,9% ossigeno più argon 0,2% ossido di carbonio 193 parti per un milione elio ed asserisce che “è inutile trivellare il terreno” perché il gas, nonostante sia presente in una percentuale così alta, non si troverebbe mai, in quanto è collocato a profondità veramente notevoli, circa dodici chilometri.







 (Fonti:web,V.Novelli,G. Buscemi )