giovedì 26 giugno 2014

.........ED E' ARRIVATA ANCHE LA TERZA







                                                  LAUREA MAGISTRALE IN GIURISPRUDENZA




Francesco il mio terzo figlio , mercoledì 25  giugno ,ha conseguito la LAUREA magistrale in Giurisprudenza





A lui vanno i migliori auguri per la realizzazione di tutti i suoi progetti di vita.

                                         
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                                                              La  mia prima figlia   Laura




                                                                     Laurea in Giurisprudenza
                                                                                         già avvocato

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                                                                    La seconda  KAREN 




Laurea in Psicologia Clinica



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                                     I miei tre gioielli orgoglio di mamma


                                         



la veduta dal ristorante : i Faraglioni di Acitrezza 
barche e fuochi d'artificio

domenica 15 giugno 2014

MATTINO




(Cettina)


Mattino assolato
mattino incantato
profumo
 di zagara e menta
un vociare lontano
 oltre i cespugli d’oleandro
si fa sempre più fioco
in questo paesaggio
 dipinto
 nella tela del tempo
dai forti colori
 mischiati
 al giallo della ginestra
tavolozza magica
 di un pittore ignoto.
Tutto è fermo
nell’incanto:
il cuore scandisce
 il ritmo lento
penetri
nel mistero
 della tua essenza
mito arcano
 rinchiuso
 nella forza
dell'eterno gioco
 dell'anima
dove pedina inconsape­vole
 vaneggi
 in questa stravagante
 scacchiera della vita.
(Cettina)




mercoledì 11 giugno 2014

I CONFINI DEL TEMPO





(dal WEB)



Corri veloce,
Cavalca il vento
nel brivido
 del tempo che scorre
Toccando mani fugaci
 che ti accarezzano
sfiorando volti noti,
 volti ignoti.
Una forza invincibile
 alimenta la gara:
una corsa ad ostacoli,
senza fine;
riprendi fiato,
respiri più forte
 e... continui.
L'immenso mare della vita
non sembra avere un approdo,
l'illusione simula il porto
che scompare
 sotto flutti sempre più alti...
ma al di là,
il sereno ti rassicura.
Una nuova meta,
un'altra
ed un'altra ancora,
forse segni del destino
forse fantasmi della mente,
ma tu prosegui
 proiettata lontano,
lontano
 oltre ogni confine
mentre ti lasci dietro
caduti in un campo di battaglia
i segni del passato
figurine di carta esili e leggeri.

(Cettina G.)

mercoledì 4 giugno 2014

ALCHIMIA


Cettina



Blandisco il tempo
che scolora l’eterno,
in un battito d’ali
raggiungo il mistero
rimaneggio la tela
tessuta nell’ombra
ricopro il mio corpo
con un soffio d’amore
alchimia
di un sogno lontano
 avvolto
 nel desiderio di una ricerca
profusa d’ardore.
(Cettina G.)
Cettina

domenica 1 giugno 2014

DUBBIO



Se avrete la pazienza di leggere il racconto di Andrea 
fino in fondo date la vostra soluzione all'enigma!
                                                             




Tum-swisshh-tum-swisss…

Rimbombi confusi. Cos’è? Cosa sento? Dove sono? Chi sono?
Non lo so, sento di possedere tutti i ricordi sottochiave, nei miei strati coscienti, ma non posso ancora accedervi. Allora mi concentro sul presente. La certezza è una sola. E’ buio. È tutto maledettamente buio. Anzi, le certezze sono due: è buio, e ci sono quei rumori. Tum-swissh-tum. E se ne aggiunge una terza, mi sto muovendo. O meglio..mi muovo sotto la spinta di qualcosa. O qualcuno. Che c..o . succede? Iniziano a riaffiorare i ricordi..Mike, mi chiamo Mike. Il cognome è ancora lontano. Mi chiamo Mike e vendo auto, o perlomeno ci provo. Credo di avere una piccola concessionaria, o forse lavoro per conto di terzi c...o., è tutto maledettamente confuso. Ho una figlia…Crystal. Il suo ricordo mi sovviene in una vampata fulminante di luce. Crystal, e la sua chioma rosso ramato..Crystal, la mia bambina. Sono sposato? Non lo so..provo a pensarci, ma una nuova immagine, un ricordo, si sovrappone alla prima..è blu, sono in una stanza bluastra. Sono disteso, accanto a me c’è una donna…..
-Cavolo... Wolt, vuoi che mi si stacchi un braccio? Spingi questo dannato sacco, non voglio perdermi
Red Sox questa sera per colpa della tua fottuta mollaggine.
-Si, si, non sbraitare , sto spingendo..cazzo, pesa mezza tonnellata.
-Più passo il tempo in questi schifosi cunicoli al neon e più mi sento una versione futuristica di
becchino. Wolt, secondo te un giorno che ne faranno dei morti? Li infileranno in qualche macchina
spazio temporale per darli in pasto a mostri alieni boccheggianti? Perché cazzo, tra un po’ non ci
sarà più terra per seppellire nessuno, se continuano a costruire città in ogni merdoso buco del culo
di questo pianeta.
-Non è un problema che mi pongo, Sam. E non dovresti neppure tu. Il futuro è troppo grande per
operai sempliciotti come noi, occupiamoci del nostro lavoro. Per lo meno noi contribuiamo ad
evitare che i posti sotto terra si esauriscano subito.
-Contribuiamo come? Cremando la gente? Noi non contribuiamo a nulla, sono loro a chiedere di
essere cremati per le loro filosofie da – voglio congiungermi con quella natura del ca... che mi ha
messo al mondo-Noi non contribuiamo proprio a niente, noi lavoriamo come muli a trasportare
cadaveri per una misera paga di merda, questo facciamo.
Cremando la gente? La conversazione che ha coperto i –Tum-swiss-ha contribuito a ingarbugliarmi ulteriormente il cervello. Li sento in modo ovattato, ma non ci sono dubbi..ci sono due uomini con me, e sono loro che mi stanno trasportando. Su un carrello, cosi pare. Ma perché E perché è tutto buio? E perché parlano di cremazione e di morti? Mio dio…un pensiero mi squarcia la mente: sono morto?
-Oggi sei di pessimo umore Sam, ho capito. Chiudiamo la bocca e sbrighiamoci a portarlo di la.
Neppure io voglio perdermi la gara sta sera.-
No, il silenzio non aiuta. Piuttosto, come è morto?-
Decesso in sala operatoria. Rimozione di colecisti, mi pare di aver letto in cartella, un intervento
banale. Riuscito benissimo, tra l’altro. Peccato che l’anestesista abbia leggermente sbagliato la dose di anestetico generale. Non si è più svegliato, è entrato in coma post-operatorio, e dopo quasi un giorno il cuore ha smesso di battere. E ciao ciao al secchio. La famiglia di questo pover uomo farà l’inferno in tribunale contro Harrington, l’anestesista. Lo conosci?
-No, mai sentito. Chicago è leggermente grande, e a me i medici di questa città stanno sul cazzo più di chiunque altro. Spero che finisca in galera, l’amico Harris. -Harrington, non Harris-
Si, si, Harring quel ca....o che è. Ora sbrighiamoci.
Chicago,sala operatoria, colecisti…morto. Morto. Sono morto. Ma come posso allora sentire tutto questo? Come posso avvertire il terrore che mi serra le membra? E questi suoni? E questa conversazione? Cazzo non posso essere morto…eppure tutto quadra. I ricordi ora risalgono tumultuosamente le acque, sospinte da una potente corrente. Dovevo essere operato di colecisti, il 13 aprile. Tumore benigno, dicevano, un intervento semplice, sulla carta, che mi avrebbe risolto
ogni problema. E poi cos’è successo? Mi hanno ucciso per un’overdose di anestetico? No, stento a crederlo .Io non sono morto. Io sto pensando, sto valutando, sto ricordando. Io sono vivo, santissimo cielo, sono vivo! E allora perché non grido? Provo a farlo, provo a contrarre i muscoli del collo e del petto, per emettere un potente grido liberatorio, per urlare la mia vitalità…ma non esce alcun suono. Allora mi rendo conto di qualcosa che fin ora avevo totalmente trascurato, coperto dal quel velo denso di paura, e ricordi,e rivelazioni. Non riesco a muovermi. Non riesco a contrarre un solo muscolo, non avverto alcun controllo sul mio corpo. Però sento le voci, e i rumori. E sento freddo. Si, diamine…sento un fottutissimo freddo. Cremazione..questi due mi stanno portando a farmi cremare. Sento freddo, ma a breve avrò un gran caldo. Ah-ah, il pensiero mi provocherebbe una sonora e sconsolata risata, se solo potessi ridere.
I ricordi sono riaffiorati ormai tutti. La mia vita è parecchio insignificante, mia moglie, Maria, ha perso il lavoro che aveva, in una lavanderia di Dempster road. Io tiro avanti vendendo Chevrolet nella concessionaria che ho ereditato da mio padre. Il lavoro va male, ma riesco a tirar fuori i soldi necessari allo stretto mantenimento della famiglia . L’unica mia gioia è la piccola Crystal, la mia bambina, la mia principessa rossa. Era sul divano di casa a giocare con pastelli e cartoncini, quando l’ho salutata l’ultima volta. L’ultima volta, ma cosa cazzo dico, io non posso essere morto, cerchiamo di ragionare! Un morto non pensa! È un sogno, è solo un fottutissimo sogno, sono ancora in quella bluastra sala operatoria, la donna che avevo accanto è il chirurgo che mi sta operando, proprio adesso. E io sto sognando, nelle profondita del sonno indotto dall’anestetico, sto sognando qualcosa di tanto vivido da sembrare reale!
Rumore di una porta che si apre.
-Mister T, nuovo pollastro da arrostire in arrivo. Direttamente dai medi-fondi di Chicago, il signor
Mike Niss, 46 anni, commerciante, padre di famiglia. Vediamo di fare in fretta, se possibile.
-Sono io a stabilire i tempi qui, Sam. Portami quella barella. E’ la voce di un altro uomo, rauca, la voce di un grasso, vecchio fumatore incallito. La porta si  chiude alle mie spalle.-Avete tutti i documenti con voi?-
Si capo, abbiamo il certificato di decesso celebrale rilasciato dal Central Home Hospital, e il testamento dell’uomo, redatto 4 anni fa, in cui annuncia il desiderio di esser cremato alla sua morte. Certo, dubito che pensasse che il suo desiderio si sarebbe avverato tanto presto. AHAHAAH!
Una risata stridula, odiosa. Il testamento…i ricordi si sovrappongono in una spirale di colori che non riesco più a tenere a freno. Adesso la paura, la confusione, la voglia di gridare, di svegliarmi, si mischiano in un turbinio di sensazioni che a stento discerno. Ricordo del testamento, che redassi dopo il brutto incidente stradale che rischiò di uccidermi, 4 anni fa. Il documento aveva più una funzione catartica e consolatrice, che effettivamente utile , ma ricordo che volli redigerlo comunque. Non sono mai stato credente, e l’idea di finire sotto terra mi ha sempre terrorizzato.
L’idea di finire in polvere e di essere conservato in un’urnetta, o di essere consegnato ai venti era
invece consolatoria, una consolatoria risposta alle tante varianti della morte che mi perseguitavano, dopo quel incidente.
Ho immaginato la morte in tutti i modi possibili , meno che in quello che sto vivendo adesso.  Ancora? Io non sono morto, è solo un sogn…Ahh! Luce! Luce abbagliante, e un rumore tagliente.
La consapevolezza è arrivata di colpo: hanno aperto una zip. Evidentemente mi trovavo dentro una sacca. Una sacca da cadavere. Brividi dappertutto. Eppure, il mio corpo non trema. Il mio corpo si muove solo sotto le mani di quegli uomini, che ora mi sollevano, mi tirano fuori dal sacco, e mi sbattono come un pupazzo invecchiato e ammuffito sopra quella dannata barella. Li sento parlare, adesso i suoni sono limpidi, non più ovattati, ma non presto attenzione a ciò che dicono. Sono paralizzato dal terrore, il limite tra sogno e realtà comincia a farsi troppo sottile. E se non stessi sognando? Se fossi davvero morto? Mi concentro sulla luce…ma non c’è nulla da vedere. Vedo solo una chiara luce omogenea che mi circonda. Mi rendo conto che devo avere le palpebre abbassate, per questo non scorgo le figure che mi stanno attorno.
-Hmm, si, sembra ok, procediamo.
-Belli, io esco a fumare una sigaretta, non mi abituerò mai al puzzo che c’è qui dentro. Ci vediamo
fuori, Sam. Capo, a domani.
La porta si apre, si chiude.
-Ma si, va a farti fottere, tu e la tua sigaretta. Non ne ha mai voluto sapere di lavorare, quel cesso
ambulante di collega che mi ritrovo.
-Chiudi il becco e dammi una mano, Wolt. Spoglialo, il forno è pronto.
No! No! Fermi! Fermi! Sono vivo! Non sono morto, io sono vivo! Io vi sento, mi ucciderete, voi mi ucciderete!!
Ma non esce uno sbuffo di alito dalla mia bocca. La percepisco distintamente, la mia bocca..è chiusa, immobile. Solo adesso, mentre l’uomo che si fa chiamare Wolt mi afferra, e inizia a spogliarmi, mi accorgo di un ulteriore particolare, che cala come la scure di un boia sulle mie ultime, vane speranze. Sono rigido. Sono innaturalmente rigido. Questo è quello che chiamano “rigor mortis”, la definitiva contrazione di tutti i ventri muscolari post mortem. Se fossi ancora vivo, il rigor non ci sarebbe. Se fossi vivo sentirei il mio petto alzarsi ed abbassarsi ciclicamente, ma non lo sento. Se fossi vivo udirei il mio cuore battere tumultuosamente , udirei l’esplosione del polso pressorio sbattere sulle tempie, sbattere e sbattere fino a farmele esplodere, in preda al panico in cui mi trovo adesso…ma non lo sento. Non sento niente di tutto ciò. È come se fossero sopravvissuti solo i miei sensi.L’udito, che mi ha destato e mi ha portato in questo inferno, la vista, inondata da quella luce rosata e omogenea…e il tatto. Sento freddo perché sono innaturalmente freddo. Non possiedo calore vitale, perché non sono vivo. La mia temperatura corporea deve essere ben al di sotto del favoloso 36-37 –c...o, ho la febbre!-a cui siamo abituati. E mentre odo il rumore di un portellone che si apre-il forno, alleluia, sospetto-, mentre sento di venir riposto ormai nudo nella barella, mentre avverto di nuovo il movimento delle ruote che mi conducono verso la bocca di Ade, penso a quanto buffa sia la vita. Ci siamo immaginati paradisi, mondi alternativi, Nirvana, o buio assoluto, da trovare dopo la morte. E invece? A quanto pare si muore per rimanere prigionieri di un corpo di cui mantieni le percezioni sensoriali, ma di cui perdi del tutto il controllo. E sulla scia di questo pensiero, me ne sovvengono altri due, terribili, terrificanti rivelazioni. Ma se io sono in grado di sentire…cosa proverò dentro quel forno? E ancora…cosa ci sarà dopo? Se sono già morto non potrò morire di nuovo…oppure si? Forse si spegnerà finalmente tutto, e ti prego Dio, fa che sia così, fa che si spenga tutto…liberami da questo inferno.
-Hai verificato se ha congegni elettromagnetici in corpo? Pacemaker cardiaci, o altre diavolerie
varie?-
Ancora l’uomo dalla voce rauca.
-No capo, a parte il tumore che gli stava fottendo la colecisti il tipo è sano come un pesce. Non
possiede neanche protesi ossee, secondo il referto.
-Il forno ha raggiunto i 1500 gradi fahrenheit, possiamo procedere allora, portalo qui.
-Si capo. Dì addio al tuo bel corpicino, amico bello. A breve di te non resterà che cenere.
AHAHAH!
Ancora quella risata odiosa. Se sapesse che sono abbastanza cosciente da poter dire addio veramente, forse non parlerebbe così. O magari lo farebbe a maggior ragione, penso. Mi sono rassegnato al desiderio di gridare, come un naufrago che perde l’ultimo pezzo di legno a cui era  rimasto coraggiosamente aggrappato, io andavo rassegnato verso la mia destinazione finale. Ma c’è veramente una destinazione?
Negli attimi in cui sento il mio corpo venir trascinato verso il fuco, iniziando a sentire il calore neutralizzare parte del freddo che mi attanaglia le viscere , penso a come potrei sentirmi se venissi seppellito, anziché cremato. Sicuro che evitare le scottature che a breve mi arrostiranno in questa forma di coscienza viva in corpo morto, per poi vivere un’eternità intera sepolto in una cassa di legno sottoterra, sia veramente preferibile al destino che mi sta toccando? No, non ne sono sicuro per niente. Non sono più sicuro di niente. Ciò che mi si presenta dinnanzi è quasi più liberatorio di quel terribile destino. Quante persone si metterebbero una bomba in corpo, facendosi esplodere in mille pezzettini se fossero consapevoli di dover vivere un eterno riposo di quel tipo? E coloro che subiscono una autopsia? Sono ancora vigili quando li squartano totalmente, riducendoli a brandelli? Ma forse le mie sono le congetture di un uomo che sta vivendo qualcosa di totalmente paranormale. Forse, quando gli uomini muoiono, muoiono e basta. Forse un simile atroce destino è toccato a me solo, per chissà quale buffa legge del contrappasso.
Il calore diventa sempre più forte. Inizio a sentire le dita dei piedi abbrustolire, vorrei tirarle via,
ma non possiedo alcun controllo su di esse. Gettatemi dentro, provo a urlare! Gettatemi dentro e fatela finita, liberatemi da tutto questo!!!
E come se questa volta mi avessero veramente sentito, avverto una spinta più veloce, sento la lastra in cui sono poggiato scivolare su due binari lubrificati, e in un colpo sono dentro. La prima cosa che avverto, prima ancora del fuoco purissimo che non lascerà di me nient’altro che polveri, è la chiusura del portale del forno. Ricorderò quel suono per sempre, se ci sarà un sempre, dopo questo. È il suono del martello di un giudice che sigla una condanna a morte di un innocente. È il suono di una bara che si chiude su di un corpo vivo. È il suono del buio, quello vero, il buio della ragione.
Se sono riuscito a mantenere una qualche lucidità fin ora, adesso ne ho perso anche le briciole.
Attraverso le mie palpebre chiuse intravedo il giallo guizzante delle fiamme, che presumo siano sotto di me. Poi nient’altro. Oscurità. Penso che sia già tutto finito, ma non è cosi, sono solo gli occhi, quegli occhi che incredibilmente sopravvivevano in una sovrannaturale vita post mortem, che sono bruciati. Il fuoco mi prende. Il freddo corporeo è sparito, ora è sostituito dal freddo della ragione. È l’odore, l’odore di zolfo, e di carbone, e di follia, e di morte, e di oscuro, l’odore della ragione che brucia, a consegnarmi alla follia. E allora rido, o si, come rido! Se avessi una bocca ancora funzionante per emettere suoni, ora sentirebbero le mie risate all’esterno del forno, oh si, come le sentirebbero! Sentirebbero le risate dell’inferno gelare i loro inconsapevoli cuori! Ma anche la bocca è andata. Immagino il mio volto contorto in una smorfia di morte e tessuti carbonizzati. Sento i miei arti contorcersi come le zampette di un insetto in agonia. Sento buchi, voragini, aprirsi nel mio corpo. Ma nulla, nulla in confronto alla voragine che mi si è aperta nella mente. Percepisco gli ultimi odori, odori di carne bruciata, dolciastra, e quasi mi viene fame, o si, quanta fame!! Chissà come deve sapere la carne umana al palato, dev’essere deliziosa, penso.
AHAHAHAHA! Rido! Rido!
Poi, mentre il dorore straziante e lancinante che in preda alla follia ho quasi trascurato comincia a svanire, quando ogni mio senso ancora vigile inizia a retrocedere verso l’oblio, con l’ultimo estremo di ragione ancora in me, ripenso a lei, a Crystal, alla sua chioma infuocata, infuocata come la fine di ogni cosa. E se di me rimanesse ancora qualcosa, se non fossi ormai già cenere, e polvere, e carbone, forse avrei ancora il tempo di espellere una lacrima. Forse. O forse il fato non mi permetterebbe neppure quel ultimo , agognato riscatto. Poi, tutto si spegne. Per sempre. Muoio per la seconda volta.
-Ehy capo-
Si, Sam? Prendi tutte le carte, torniamo di sopra, firmiamo e andiamo a goderci una bella birra.
-Si, capo, ma senti…ti capita mai di sentire qualcosa, mentre quei tipi bruciano?
-No, che diamine dovrei sentire?-
Non lo so..è strano a dirlo, potrei sembrarti matto lo so…ma cazzo, sono quasi sicuro, si, sono
quasi sicuro, di aver sentito ridere quel tipo, qualche attimo dopo aver chiuso il forno.Ridere, dico!
non è del tutto assurdo?-
Era morto, Sam, i morti non ridono, Sam. –
-Già capo, già..i morti non ridono-
Chissà perché però, in fondo in fondo, non ne era per nulla sicuro.
Andrea

Cari amici ,secondo voi ,può un cadavere ridere.............