martedì 24 febbraio 2015

INDUGIO

                                  (Cetty)



Nel plasmare il destino

in un angolo acuto

stili di suoni incastonati

sobbalzano stanchi

su striature di sabbia

ove magiche trasparenze

ridisegnano muti delfini

su onde profonde

rivestite d’opaco velo

tutto sottovento  in quello scorrere

glaciale ma  armonico

olfattivo mistero

violaceo contorno

di petali sfogliati

inondano un sentiero di luce

su cui posare orme di te

nella danza dell’infinito
(Cetty)

martedì 17 febbraio 2015

SPUMA D'ONDA



 (Cetty)


La tua anima

chiusa in un pugno

morde il respiro

 diamante inconsueto

dietro le quinte

 luccicano parole,

suoni d’organo

 afferrano il cielo

strappando un sogno,

aritmia svolazzante

percuote in petto

nella richiesta assurda

ed imbarazzante di sé

cumulo striato

di verdi campi

maturati al sole

morbide messi  profumate

di sensualità inebriante

arrendevole a tratti

nel gomitolo dell’amore. 
(Cetty)

giovedì 12 febbraio 2015

FEBBRAIO


(dal web)



Coriandoli e stelle filanti

scoppiettano festanti

nei borghi la gente impazza

con maschere e lazzi

tutti cercano sollazzo

lieta gode la piazza

nel Carnevale dell’istante

leggero ed invitante

marionette svolazzanti

inventano balli e canti

e s’oscurano gli affanni

“semel in anno licet insanire”

ama recitar un latin detto

ma il gioco della vita

non abbuona contraddanza

e non sale sul carro mascherato

il vero tuo intimo substrato

                                però nel nascondiglio colorato

festeggia Febbraio innamorato

cuori delicati si sciolgono

in antichi riti inusitati

scambiandosi promesse mielate

d’amore spugnoso e rinnovato

mese breve e fascinoso

ampolla piena di succo delizioso

s’abbraccia il buonumore

si fa cantare il cuore

in brividi d’amore

 miscellanea d’arabesca nota  

nell’eterno intrecciar d’umori.

(Cetty)


domenica 8 febbraio 2015

LAGO DI NAFTIA





Area Archeologica e Antiquiarium di Rocchicella-Palikè   L’altura basaltica di Rocchicella, si trova lungo il fiume dei Margi nei pressi dell’ex lago di Naftia oggi Mofeta dei Palici, azienda privata dedita all’estrazione di CO2 . Nel sito, identificato fin dal XVI sec., sono stati rinvenute le più antiche testimonianze umane del territorio di Mineo. All’età Paleolitica e al Meso hanno restituito strumenti di selce, utilizzati nella caccia e in altre attività di sussistenza, e numerose ossa animali di bos primigenius, hequus hidruntinus e cervus elaphus. 
 .
*PALICI*
Anche il culto dei Palici è da attribuirsi, probabilmente, al periodo
siculo. Si trattava di due gemelli che possono essere considerati come
la personificazione di due sorgenti solforoso-termali il cui sito è
quello del laghetto di Naftia, presso Palagonia (località in provincia
di Catania). Tali fenomeni sono ora cessati, ma furono ampiamente
descritti dagli storici, Diodoro Siculo , Tommaso Fazello e Adolfo Holm
E' probabile che, prima che il mito nascesse dalla fertile fantasia
greca, la genealogia più semplice considera i Palici, figli del dio
siculo Adrano e della ninfa Etna. Il tentativo, da parte di scrittori
greci e romani, di trovare collegamenti e parentele con le divinità
nazionali ha fatto sì che prima, la paternità fosse attribuita ad
Efesto, il dio dei Vulcani, poi, in una successiva rielaborazione, a
Zeus (il Giove romano). Quest’ultimo, tradendo la moglie Era, ebbe una
relazione con la ninfa Talia. La ninfa, rimasta incinta e conoscendo di
cosa sarebbe stata capace la vendicativa Era, decise di chiedere aiuto a
Zeus che la nascose sottoterra, dove, arrivata l'ora del parto, nacquero
i due gemelli.
I Palici furono paragonati ai Dioscuri (nome comune di Castore e
Polluce, anch'essi figli di Zeus), ma anche ai Cabiri di Samotracia.
Questo forse perché alcuni greci consideravano sia i Palici che i Cabri,
figli di Efesto (il dio Vulcano dei Latini), la divinità che
aveva il suo sito all'interno dei vulcani; e vulcanici sono infatti i
crateri che hanno dato origine al culto dei Palici. Gli stessi Dioscuri
sono stati identificati con i Cabiri che erano divinità del popolo dei
Pelasg i quali ne diffusero il culto nell'isola di Samotracia. Poichè i Dioscuri erano considerati protettori
della navigazione, l'associazione dei Palici con i Dioscuri fece sì che
anche i primi fossero chiamati "dei navigatori" e fossero, quindi,
elevati al ruolo di protettori della navigazione.
                                         
/                                            /I laghi dei Palici in un acquerello del Settecento
                                                  
                                                /I laghi dei Palici nel 1935/
Nei pressi del laghetto di Naftia nacque ben presto un santuario,
considerato tra i più antichi e venerati della Sicilia dove si
prestavano solenni giuramenti.
Secondo la leggenda, lo spergiuro veniva punito dagli dei, con la
cecità, o fiamme improvvise lo avvolgevano e lo riducevano in cenere
alla presenza di tutti.
E’ noto come ancora oggi, in alcune parti del meridione (e non solo), si
invochi, in caso di spergiuro, la "/perdita della vista degli occhi"/.
Secondo alcuni il rito consisteva nello scrivere il giuramento su una
tavoletta che poi veniva gettata nel lago. Se la tavoletta galleggiava
il giuramento era vero altrimenti si era alla presenza di uno spergiuro.
E’ probabile che la leggenda nasconda il ricordo di antichi sacrifici
umani che, come afferma l’Holm, nel corso dei secoli si sono mitigati,
sostituendosi l’accecamento all’uccisione.
L’acqua del “/lacus ebullientes” /ed il fatto che i Palici sono
considerate divinità sotterranee, hanno contribuito all’affermazione,
così come avviene per la grotta di Lillibeo (Marsala), della credenza
che il santuario fosse sede di un oracolo. Si narra che, in occasione di
una carestia, l’oracolo dei Palici suggerì ai Siculi di compiere dei
sacrifici in onore di un eroe siculo (Pediocrates). Terminata la
carestia, i siculi “/raccolsero sull’altare dei Palici ogni genere di
biade”/. Di un altare dei Palici, ricco di doni, situato in
un bosco in riva al Simeto, parla, anche, Virgilio (Eneide Lib. IX, 845 e seg.).
(
                                                                         I    Palici
 (  testo  estratto da  Wikipedia)
 (immagini dal Web )

 "Pò la Sicilia fari li sò vanti
senza nuddu timuri di cunfrunti...,"( Rakel )

lunedì 2 febbraio 2015

RIEMERSA


 (dal web)


Ho ricamato pensieri

nel chiuso del mio cuore

e reinventato favole

nella follia del mare

abisso dei sensi

ho riscritto una canzone

richiamo d’onda

l’anima avvolta

in bianche vesti

scivola sulle stagioni

ove si spengono

 colori sbiaditi

di giorni consumati

 fagocitando le ore

mostri accumulati

sotto le pietre degli affanni.

Lacrime di vento

hanno sedotto la città

e nell’opacità del niente

riemerge forte

il grido soffocato

della verità

 finalmente ritrovata.

 (Cetty)